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Quando arriva il buio: come cambia la percezione del rischio?

Immagine del redattore: Licia
Licia
7 ott
Tempo di lettura: 4 min

Con l'arrivo dell'autunno le giornate si accorciano.


Ci si accorge di uscire dal lavoro e trovare già il cielo scuro, di raggiungere la macchina sotto la luce dei lampioni o di aspettare un autobus in una fermata che poche settimane prima era ancora illuminata dal sole.


Il buio, però, non significa automaticamente maggiore pericolo.


Significa soprattutto che cambia il modo in cui percepiamo l'ambiente.


Ed è proprio questo aspetto che interessa la difesa personale.


Il buio modifica le informazioni che riceviamo

Quando la luce diminuisce, diminuisce anche la quantità di informazioni visive disponibili.


Possiamo distinguere meno facilmente:

  • persone e oggetti a distanza;

  • ostacoli sul percorso;

  • caratteristiche dell'ambiente;

  • movimenti periferici;

  • eventuali cambiamenti nella situazione.


Questo non significa che dobbiamo avere paura di camminare per strada dopo il tramonto.


Significa che possiamo diventare più consapevoli di ciò che il cambiamento di luminosità comporta.


La prima forma di prevenzione consiste proprio nel riconoscere queste condizioni.


La visibilità è una risorsa

Quando scegliamo un percorso, spesso consideriamo soltanto la distanza o il tempo necessario per arrivare.


Ma esiste anche un'altra variabile: quanto riusciamo a vedere e quanto siamo visibili.


Una strada ben illuminata e frequentata offre generalmente più informazioni rispetto a un percorso completamente isolato e poco illuminato.


Questo non significa che una strada illuminata sia automaticamente sicura o che una strada buia sia necessariamente pericolosa.


Significa che l'ambiente può offrire quantità diverse di informazioni e possibilità di intervento.


Il campo visivo non è tutto

Quando camminiamo, non guardiamo continuamente tutto ciò che ci circonda.


La nostra attenzione seleziona alcune informazioni e ne trascura altre.


Di giorno possiamo avere una maggiore sensazione di controllo semplicemente perché riusciamo a vedere più lontano.


Al buio, invece, può diventare più importante prestare attenzione anche a:

  • rumori;

  • movimenti;

  • variazioni della luce;

  • persone che entrano o escono dal nostro campo visivo;

  • cambiamenti improvvisi nell'ambiente.


La sicurezza personale non dipende quindi soltanto dagli occhi.


Dipende dalla capacità di utilizzare tutte le informazioni disponibili.


Il problema degli spazi di transizione

Esistono luoghi nei quali il cambiamento di luminosità è particolarmente evidente.


Pensiamo, per esempio, a:

  • parcheggi;

  • garage;

  • sottopassaggi;

  • scale;

  • ingressi degli edifici;

  • stazioni;

  • fermate degli autobus;

  • cortili;

  • strade laterali.


Sono spesso spazi di transizione, nei quali passiamo rapidamente da un ambiente all'altro.


Entrando in un parcheggio sotterraneo, per esempio, gli occhi hanno bisogno di adattarsi alla nuova condizione di luce.


In quel momento può essere utile rallentare leggermente, osservare l'ambiente e non procedere completamente distratti dal telefono.


Non è paura.


È semplicemente adattamento.


Quando la routine ci rende meno attenti

C'è poi un altro elemento interessante: la familiarità.


Se percorriamo ogni giorno la stessa strada, possiamo smettere di osservarla realmente.


Il cervello riconosce il percorso e tende a utilizzare informazioni già conosciute.


È comodo ed efficiente, ma può ridurre la nostra attenzione verso ciò che cambia.


Una persona che percorre sempre la stessa strada potrebbe, per esempio, non accorgersi immediatamente che:

  • un negozio ha chiuso;

  • una strada è temporaneamente meno frequentata;

  • un'illuminazione non funziona;

  • ci sono lavori in corso;

  • una fermata è stata spostata.


Per questo può essere utile, ogni tanto, guardare il proprio percorso come se fosse la prima volta.


Non confondere percezione del rischio e pericolo

Questo è un punto fondamentale.


Sentirsi più vulnerabili al buio non significa necessariamente trovarsi in una situazione pericolosa.


Allo stesso modo, sentirsi tranquilli non significa necessariamente che non esista alcun rischio.


La percezione è influenzata da moltissimi fattori: esperienza personale, ambiente, stanchezza, informazioni ricevute, familiarità con il luogo e stato emotivo.


Per questo nella difesa personale è importante imparare a distinguere:


ciò che percepisco → ciò che osservo → ciò che posso verificare → ciò che decido di fare.


Questa sequenza aiuta a evitare sia la sottovalutazione sia le reazioni eccessive.


Cosa possiamo fare concretamente?

Non servono strategie complicate.


Quando sappiamo che dovremo spostarci al buio possiamo semplicemente:


1. Scegliere, quando possibile, percorsi illuminati e frequentati.

2. Evitare di camminare completamente concentrati sullo smartphone.

3. Mantenere una parte dell'attenzione sull'ambiente.

4. Tenere il volume degli auricolari sufficientemente basso da poter percepire i rumori circostanti.

5. Avere le chiavi già disponibili quando ci avviciniamo all'automobile.

6. Conoscere alcuni punti nei quali poter entrare o chiedere aiuto.

7. Se qualcosa ci mette in allarme, concederci la possibilità di cambiare percorso.


Sono comportamenti semplici.


E proprio per questo possono diventare facilmente parte delle nostre abitudini.


La difesa personale comincia dalla percezione

Quando si parla di difesa personale, spesso si pensa immediatamente alla tecnica.


Un pugno, una leva, una proiezione, una liberazione da una presa.


Ma la tecnica rappresenta soltanto una parte del problema.


Prima ancora c'è la capacità di percepire ciò che sta accadendo.


Poi arriva la valutazione.


Poi la decisione.


E soltanto eventualmente l'azione fisica.


In questo senso il buio offre un'interessante occasione per allenare una delle capacità fondamentali della difesa personale: l'attenzione all'ambiente.


Non dobbiamo imparare ad avere paura del buio.


Dobbiamo imparare a leggere meglio le condizioni nelle quali ci muoviamo.


Non è il buio il problema

Il buio fa parte della vita quotidiana.


Non possiamo evitarlo e non sarebbe nemmeno necessario farlo.


Possiamo però modificare leggermente il nostro comportamento quando cambiano le condizioni ambientali.


Più attenzione, meno distrazioni, maggiore consapevolezza dello spazio e disponibilità a modificare le nostre decisioni quando la situazione lo richiede.


La vera prevenzione non consiste nel vedere pericoli ovunque.


Consiste nel accorgersi quando qualcosa cambia.


E, soprattutto, nel non aspettare che il problema sia già iniziato per cominciare a occuparsene.


La difesa personale comincia molto prima del confronto fisico. Anche quando semplicemente camminiamo verso casa al buio.

Il buio cambia la nostra percezione dell'ambiente e, dunque, del rischio
Il buio cambia la nostra percezione dell'ambiente e, dunque, del rischio

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