Hasekura Tsunenaga: il samurai che arrivò a Civitavecchia e cosa può insegnare oggi sulla difesa personale
- Licia

- 23 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Passeggiando vicino a Porta Livorno, a Civitavecchia, è possibile imbattersi in una statua insolita per una città italiana: quella di Hasekura Tsunenaga, samurai e ambasciatore giapponese del XVII secolo.
Le fotografie mostrano proprio il monumento dedicato a questo personaggio straordinario, la cui storia rappresenta molto più di una curiosità storica. È una vicenda che parla di coraggio, adattabilità, gestione del rischio e capacità di muoversi in ambienti sconosciuti: tutti concetti che appartengono anche alla moderna difesa personale.
Un samurai sulle rotte del mondo
Hasekura Tsunenaga nacque nel 1571 e servì il potente daimyo Date Masamune, signore della regione di Sendai, nel Giappone feudale. Nel 1613 ricevette un incarico eccezionale: guidare una missione diplomatica destinata a raggiungere l’Europa e incontrare Papa Paolo V e il re di Spagna.
Per comprendere l’impresa occorre ricordare che il viaggio avvenne in un’epoca in cui attraversare gli oceani significava affrontare tempeste, malattie, pirati e mesi di navigazione senza alcuna garanzia di ritorno.
La spedizione partì dal Giappone, attraversò l’Oceano Pacifico fino al Messico, proseguì verso la Spagna e infine raggiunse l’Italia. Dopo quasi due anni di viaggio, il 18 ottobre 1615 Hasekura sbarcò a Civitavecchia, che allora era il principale porto dello Stato Pontificio.

Due settimane che entrarono nella storia di Civitavecchia
Hasekura rimase a Civitavecchia circa due settimane prima di recarsi a Roma. Le cronache raccontano che fu accolto con curiosità e rispetto dalla popolazione locale. Per gli abitanti dell’epoca vedere un samurai giapponese era qualcosa di assolutamente straordinario.
Successivamente raggiunse Roma dove fu ricevuto da Papa Paolo V. Portò lettere ufficiali del suo signore Date Masamune chiedendo l’apertura di rapporti commerciali e l’invio di missionari cristiani in Giappone. Il Papa accolse favorevolmente alcune richieste, mentre altre rimasero irrealizzate a causa dei mutamenti politici dell’epoca.
L’importanza della missione fu tale che il Senato di Roma conferì a Hasekura il titolo di Cittadino Romano, un riconoscimento rarissimo per uno straniero del XVII secolo.
Perché Civitavecchia lo ricorda ancora oggi
La permanenza di Hasekura lasciò un segno profondo nella memoria cittadina. Nel 1971 Civitavecchia si gemellò con Ishinomaki, la città giapponese da cui era partita la spedizione. In seguito venne eretta la statua che ancora oggi si trova nei pressi di Porta Livorno. Alcune fonti la definiscono addirittura l’unica statua in Italia dedicata a un personaggio giapponese.
La lapide in fotografia ricorda il lungo itinerario percorso dall’ambasciatore: una vera circumnavigazione culturale che collegò Giappone, America, Spagna e Italia in un periodo in cui il mondo era immensamente più grande e difficile da attraversare rispetto a oggi.

Cosa insegna alla difesa personale
A prima vista potrebbe sembrare una storia lontana dal tema dell’autodifesa. In realtà contiene alcune lezioni estremamente attuali.
L’adattabilità è una forma di difesa
Hasekura si trovò a operare in ambienti completamente diversi dal proprio: lingue sconosciute, culture differenti, usanze nuove.
Nella difesa personale moderna la capacità di adattarsi rapidamente al contesto è spesso più importante della forza fisica. Chi sa osservare, comprendere e modificare il proprio comportamento in base alla situazione possiede un enorme vantaggio.
Il coraggio non è assenza di paura
Partire per un viaggio di anni verso terre quasi sconosciute richiedeva un coraggio straordinario.
Anche nella gestione di un’aggressione il coraggio non consiste nel non avere paura, ma nell’agire in modo efficace nonostante la paura.
La missione prima dell’ego
Hasekura non viaggiava per gloria personale. Aveva un obiettivo preciso e ogni sua scelta era orientata a portarlo a termine.
Nella difesa personale questo principio è fondamentale: l’obiettivo non è vincere uno scontro, ma tornare a casa sani e salvi. L’ego spesso crea problemi; la missione li risolve.
La diplomazia come strumento di sicurezza
È interessante osservare che uno dei samurai più celebri della storia non è ricordato per una battaglia, ma per una missione diplomatica.
Questo ricorda una verità spesso dimenticata: il livello più alto di difesa personale non consiste nel combattere bene, ma nel prevenire il conflitto quando possibile.
La statua di Hasekura Tsunenaga a Civitavecchia non celebra soltanto un ambasciatore giapponese. Ricorda un uomo che attraversò mezzo mondo affrontando incertezze, pericoli e differenze culturali con disciplina, lucidità e determinazione.
Sono le stesse qualità che dovrebbero caratterizzare ogni percorso serio di difesa personale.
Per questo motivo, davanti a quel monumento non stiamo osservando soltanto un samurai del Seicento: stiamo guardando un esempio senza tempo di resilienza, adattabilità e consapevolezza strategica.






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